IL MODO MIGLIORE PER ARRIVARE A SIRMIONE È LASCIARSI IL LAGO SULLA DESTRA E CONTINUARE A GUIDARE. LA STRADA ENTRA NELL’ACQUA QUASI SENZA ACCORGERSENE. GLI ULIVI ARRIVANO FINO AI MARGINI DELLA PENISOLA, LE VILLE COMPAIONO DIETRO CANCELLI E GIARDINI, IL GARDA SI APRE SUI DUE LATI. POI LA STRADA FINISCE. DA QUEL MOMENTO SIRMIONE SI PERCORRE A PIEDI.
È una delle particolarità che hanno fatto la sua fortuna. La penisola entra nel lago per più di quattro chilometri e il suo centro storico occupa la parte più stretta e più
spettacolare. Non è grande. Non ne ha bisogno. In pochi passi si passa dalle boutique alle antiche pietre, da una terrazza
sul lago a una chiesa medievale, da un albergo elegante a un vicolo che sembra non essere cambiato da generazioni. La prima impressione, però, può essere ingannevole. Sirmione sembra fatta per il piacere. In realtà è nata dalla posizione. Chi controllava questa penisola controllava una parte importante delle vie d’acqua del Garda. Per questo il luogo fu frequentato e conteso per secoli. I Romani ne compresero presto il valore e costruirono qui grandi residenze. Nel Medioevo arrivarono gli Scaligeri, che trasformarono Sirmione in una fortezza. Il Castello Scaligero è ancora oggi la sua immagine più riconoscibile: una costruzione severa, quasi teatrale, con le torri che sembrano sorgere dal lago e un piccolo porto militare protetto dalle mura.
Salendo sui camminamenti, la prospettiva cambia. Il castello non appare più come un monumento isolato, ma come una macchina costruita per controllare il territorio. Il Garda è davanti e dietro, la penisola si allunga verso nord, le montagne chiudono l’orizzonte. È facile capire perché, in questo punto preciso, bellezza e strategia abbiano finito per coincidere. Ma per trovare l’altra Sirmione bisogna continuare verso la punta. Qui sorgono le Grotte di Catullo, nome che ha sempre generato un piccolo equivoco. Non sono grotte e non è certo che appartenessero al poeta Catullo. Sono invece i resti imponenti di una villa romana costruita fra la fine del I secolo a.C. e il I secolo d.C., una delle più grandi dell’Italia settentrionale. Le sue terrazze dominano il lago e gli ulivi sono cresciuti fra le antiche murature. Il luogo racconta una cosa molto semplice: la ricerca della bella vita non è un’invenzione contemporanea. Duemila anni fa qualcuno aveva già scelto questa estremità del Garda per costruire una casa da cui guardare il lago. Catullo, che a Sirmione dedicò versi celebri, contribuì a fissare nell’immaginario letterario il rapporto fra la penisola e il piacere.


Da allora sono cambiate le epoche, le mode, i viaggiatori. Non la vista. Sirmione ha continuato a essere desiderata anche per un’altra ragione: l’acqua. Sotto il lago esiste una sorgente termale che alimenta da secoli la vocazione della località al benessere. L’acqua sulfurea, naturalmente calda e ricca di minerali, è diventata nel tempo una risorsa preziosa, attorno alla quale è cresciuta una moderna cultura termale. Oggi si può passare dalla storia romana a un trattamento spa senza cambiare paesaggio: basta attraversare una porta. È questa continuità, più che qualsiasi definizione di lusso, a raccontare Sirmione. Il suo privilegio consiste nella concentrazione. In uno spazio relativamente piccolo convivono archeologia, architettura militare, terme, gastronomia, ville, alberghi e una natura sorprendentemente ricca. Il clima mite del Garda permette agli ulivi di crescere accanto a cipressi, palme, limoni e oleandri. Il risultato ha qualcosa di quasi mediterraneo, benché le montagne siano vicine. Poi c’è il paese. Al mattino le strade appartengono soprattutto a chi ci vive e a chi lavora qui. I negozi aprono, il pane arriva fresco, i tavolini dei caffè cominciano a riempirsi. Più tardi arrivano i visitatori e Sirmione cambia passo. Ma basta uscire dal percorso principale per incontrare una dimensione più privata: una piccola piazza, un giardino, una casa affacciata sull’acqua. Anche la cucina segue la geografia. Il Garda arriva nei piatti attraverso il pesce di lago, dal coregone al luccio e alla trota. L’olio extravergine nasce dagli ulivi delle colline. Gli agrumi portano una nota inattesa. Poco più a sud, le vigne della Lugana producono un vino bianco che sembra fatto apposta per queste tavole: fresco, netto, minerale. La tradizione rimane nelle trattorie, mentre la ristorazione contemporanea ha portato nuove tecniche e nuovi linguaggi. Ma il principio non cambia. Il lago deve rimanere riconoscibile. Fuori dal centro storico, Sirmione rivela infine il suo lato più esclusivo. Ville nascoste dalla vegetazione, giardini privati, pontili e terrazze costruite per guardare l’acqua. I Romani vennero qui per il paesaggio. Gli Scaligeri per il controllo del lago. I poeti per la luce e il silenzio. I viaggiatori continuano ad arrivare per tutte queste ragioni insieme.
Sirmione non ha mai avuto bisogno di reinventarsi. Ha semplicemente continuato a occupare il punto più bello del Garda.


