TRA ACQUE COLOR ZAFFIRO, VILLAGGI SOSPESI NEL TEMPO E MONTAGNE CHE SCENDONO VERSO LO IONIO, CEFALONIA CUSTODISCE UN’ELEGANZA AUTENTICA, LONTANA DAL RUMORE DELLE DESTINAZIONI PIÙ CELEBRATE. UN’ISOLA DA ATTRAVERSARE LENTAMENTE, LASCIANDOSI SORPRENDERE.
Ci sono isole che si mostrano subito. Cefalonia no. La si incontra poco alla volta, seguendo una strada che curva tra gli ulivi, attraversando un villaggio bianco, scendendo verso una baia che appare all’improvviso. Poi arriva il mare. Una distesa di blu che cambia con la luce, dal turchese al colore scuro delle profondità. A quel punto si capisce che Cefalonia non ha bisogno di presentazioni. Le coste sono aspre e bianche, interrotte da spiagge che sembrano impossibili. La natura non è uno sfondo. È la protagonista. La si può attraversare in un giorno, ma per capirla serve più tempo. Serve lasciarsi alle spalle le strade principali, seguire il profilo della costa, fermarsi davanti a una taverna e aspettare che il pomeriggio passi. È lì che l’isola comincia davvero a parlare. Myrtos è il luogo in cui questa geografia raggiunge la sua forma più spettacolare. Dall’alto, la spiaggia appare come una mezzaluna di ciottoli bianchi tra due montagne. Il mare cambia colore continuamente. Non è un luogo che chiede fotografie. Chiede di essere guardato. Ma Cefalonia comincia davvero quando si lascia il mare alle spalle. Le strade entrano nell’isola e il paesaggio cambia. Ulivi, vigneti, piccoli borghi, campanili. Case semplici, persiane colorate, piazze dove il pomeriggio sembra durare più del necessario. È una Grecia meno costruita per essere guardata e più abituata a essere vissuta.
Assos è forse il suo esempio più bello. Un piccolo paese raccolto attorno a una baia, con le case dai colori tenui che scendono verso l’acqua. Bouganville, barche, tavoli all’aperto. Sulla collina, i resti della fortezza veneziana. Sembra appartenere a un’altra epoca. Fiskardo ha un carattere differente. È il porto elegante dell’isola, quello degli yacht e delle luci che la sera si riflettono sull’acqua. Le case color pastello hanno conservato l’architettura tradizionale che altrove il terremoto del 1953 ha cancellato. Ristoranti e boutique hanno portato una nuova eleganza, ma il vecchio carattere marinaro non è scomparso. Greci, Romani, Bizantini, Normanni, Veneziani, Ottomani e Britannici hanno lasciato qualcosa. Soprattutto Venezia ha dato forma all’isola. Ad Argostoli, la capitale, questa storia incontra la vita quotidiana. Il ponte De Bosset ricorda gli anni britannici, mentre sul lungomare la giornata scorre tra negozi, tavoli e barche. È una città da vivere senza programma. Ci si siede a tavola e arriva il mare: pesce, verdure, formaggi, olio, miele. Poi arriva il vino. Il Robola è il vitigno dell’isola, coltivato soprattutto nelle zone montuose. È fresco e minerale, un vino che appartiene a questo paesaggio. Sotto la terra, Cefalonia conserva altre sorprese. A Melissani, un lago sotterraneo riceve la luce attraverso un’apertura nella roccia. La barca scivola sull’acqua e per qualche minuto tutto
sembra sospeso. A Drogarati, invece, la montagna si apre in una grande cavità di stalattiti e stalagmiti. La natura, qui, ha costruito una sala che nessun architetto avrebbe potuto immaginare. Poi tornano le spiagge. Antisamos è chiusa tra le colline verdi e ha un’acqua limpida. Petani è aspra, esposta al vento, con il blu profondo dello Ionio sotto le montagne. Xi cambia registro: sabbia rossastra, argilla, colori caldi. E poi ci sono le piccole calette. Sono spesso le migliori. Si raggiungono in barca e rimangono lontane da tutto. Dal mare Cefalonia si capisce meglio. La costa appare come una successione di promontori, grotte, pareti bianche, insenature e spiagge nascoste. Si naviga senza fretta. Ci si ferma quando l’acqua invita a fermarsi. Si scende. Si nuota. Poi si riparte. La sera, le montagne diventano scure e le luci dei paesi si accendono una dopo l’altra. Nei porti cominciano le cene. Il mare è nero. In quel momento si comprende la vera ricchezza di Cefalonia. Non è soltanto la bellezza. È il tempo. Il tempo di fermarsi, di scegliere una strada senza sapere dove conduce, di restare a tavola un’ora in più, di guardare il mare quando tutti gli altri hanno smesso. Cefalonia non cerca di conquistare nessuno. Non ne ha bisogno. Resta lì, tra le montagne e lo Ionio, con la sua luce netta e il suo silenzio. E lascia che sia il viaggiatore, lentamente, a scoprire di essersi innamorato.