DALLA CORTE DI NAPOLEONE ALLE CARCERI TORINESI: MARINA MARAZZA RACCONTA LA VITA STRAORDINARIA DI GIULIA DI BAROLO, LA MARCHESA CHE RIVOLUZIONÒ IL BAROLO E LOTTÒ PER I DIRITTI DELLE DONNE
«Mi interessa scrivere di personaggi poco conosciuti o mal conosciuti. Ecco perché la marchesa Giulia di Barolo», mi risponde Marina Marazza quando le chiedo cosa l’abbia spinta a raccontare la storia di questa donna eccezionale, protagonista di Sangue delle Langhe (Solferino), il primo volume di una trilogia dedicata alla saga dei Barolo. Una donna dalle molte vite che, come scrive l’autrice nel suo romanzo, fu prima dama di compagnia di Joséphine de Beauharnais, moglie di Napoleone Bonaparte, e poi sposa dell’amatissimo marchese Tancredi Falletti di Barolo. Così Juliette Colbert, nata a Maulévrier, nella cattolica Vandea, giunta a Torino diventa Giulia: una donna impegnata a migliorare le condizioni delle altre donne, che aiutava i poveri ed entrava nelle carceri. Siamo tra la fine del Settecento e l’inizio dell’Ottocento, dopo la Rivoluzione francese e la restaurazione del Piemonte sotto i Savoia.
«Facendo tante ricerche, la vita di Giulia ha stupito anche me. A maggio ricorrono dieci anni dalla proclamazione a venerabile. Ha cioè iniziato il percorso verso la beatificazione e, forse, la santità»
Cosa ha fatto per meritarsi questo titolo? «Si è sempre sentita in dovere, lei che era stata baciata dalla fortuna, di aiutare chi non lo era. E le donne, in fondo, erano quelle che soffrivano di più. Insegna a leggere e scrivere alle detenute e lì, in carcere, fa una sorta di rivoluzione: chiede giustizia, l’accelerazione dei processi. Aveva una mentalità illuminista: credeva nella rieducazione, nella trasformazione. Non solo: si occupa degli orfani e, con il marito Tancredi, apre – prima ancora di Ferrante Aporti – un asilo d’infanzia dentro al proprio palazzo. Insieme fondano anche scuole professionali, dove i giovani potevano imparare un mestiere, evitando di vivere di espedienti e finire in galera. Infine, creano case d’accoglienza per ex detenute. Insomma, erano una coppia modernissima. E – lo vedremo nel secondo volume – Giulia fonderà anche un ordine di suore e collaborerà con Don Bosco…».
Una donna infaticabile. «Era una grande visionaria. Una di quelle persone con il dono di rendere possibile ciò che sembrava impossibile. Era potente, anche dal punto di vista economico, e il marito la sosteneva pienamente. Ha messo le sue “ricchezze” al servizio degli altri»
E il vino Barolo? «Anche in questo è stata straordinaria. Ha trasformato il Barolo da vinello leggero e frizzantino in quel vino importante che conosciamo oggi. Acquista la macchina per la vinificazione di Mademoiselle Gervais e lo rende un vino “serbevole”, da produrre e vendere. Ma, ancora una volta, quel profitto non le serve per arricchirsi ulteriormente, bensì per fare del bene».