NEL FIRMAMENTO DELLA GASTRONOMIA ITALIANA, DOVE SPESSO BRILLANO PERSONALITÀ RUMOROSE E PIATTI SPETTACOLARI, MICHELINO GIOIA SI DISTINGUE PER UN’ELEGANZA SILENZIOSA E PROFONDA.
Alla guida della cucina dell’iconico Hotel Il Pellicano, sull’Argentario, lo chef campano porta avanti una visione fatta di rispetto, ascolto e radici. Ogni piatto è un gesto misurato, ogni scelta racconta il legame con il territorio e con le persone che lo vivono. In occasione dei sessant’anni dell’hotel, Gioia ha dato forma a un racconto che attraversa memoria, identità e gusto, restituendo agli ospiti l’anima autentica di un luogo senza tempo. Nel mondo dell’alta ristorazione italiana, dove tradizione e innovazione spesso si intrecciano, Michelino Gioia è una figura rara: uno chef che unisce rigore e sensibilità , discrezione e visione. Alla guida della cucina del Pellicano, Gioia porta avanti una missione quotidiana: raccontare il territorio attraverso i suoi piatti, senza rinunciare a una voce personale, gentile e riconoscibile.
All’interno dell’hotel, gestisce due ristoranti — il fine dining Ristorante Il Pellicano e il più informale Pelligrill — oltre al corner per insalate e snack e all’offerta della colazione. «Al Pelligrill seguiamo una linea più tradizionale, al Pellicano possiamo osare. Cambia l’approccio, non la qualità », spiega.
«Lavorare al Pellicano è un’emozione quotidiana e una sfida continua. Qui arrivano ospiti da tutto il mondo con aspettative altissime. Bisogna essere sempre creativi e attenti al dettaglio».
Per Gioia, la cucina deve superare gli standard, offrire qualcosa di distintivo, trovando l’equilibrio tra identità e innovazione. Prima di arrivare al Pellicano, ha guidato per oltre un decennio il ristorante The Cesar (oggi Da Aurelio) de La Posta Vecchia Hotel, sul litorale laziale. «Il mio stile resta coerente, ma ogni luogo richiede un linguaggio specifico. Qui mi ispiro alla tradizione toscana, a Palo Laziale parlavo la cucina del Lazio. Cambiano prodotti e team, il cuore resta stagionalità , territorio e memoria».
Gioia ha viaggiato molto, lavorando in Italia e all’estero, assorbendo esperienze diverse. «Ogni regione del Bel Paese ha la sua voce gastronomica, dentro ognuna mille accenti: è una ricchezza che ci rende unici». Nei suoi piatti l’anguilla di Orbetello può incontrare la soia, e la pastina d’infanzia diventare risone con sconcigli e finocchietto.
Nel 2007 ha conquistato la prima stella Michelin. «Con la stella si diventa più prudenti, ma la voglia di creare non deve spegnersi. Se un giorno mi mancasse, cambierei mestiere». Per lui l’innovazione nasce dall’ascolto: di collaboratori, ospiti e fornitori. Un grande piatto è sempre frutto di dialogo. La sua squadra comprende l’Executive Sous Chef Giuseppe Cavallaro, il Pastry Chef Vito D’Anna e il Sous Chef Luigi Nunziata, responsabile del Pelligrill, con cui assicura qualità e servizio. Grazie a questa capacità , dal 2025 Gioia è Group Executive Chef, coordinando le cucine di tutte le strutture Pellicano Hotels.
Uno dei primi gesti al suo arrivo fu incontrare i produttori locali. «Il territorio non è solo parola da carta, è relazione, fiducia, scambio. Il pescatore dice cosa è buono oggi, il contadino scopre erbe spontanee. Sono loro la base del nostro lavoro».
Per questo Gioia partecipa a “Il Dolce Far Bene”, il programma di sostenibilità Pellicano Hotels, che valorizza il rispetto verso le persone con cui si lavora. Gioia evita effetti speciali: i suoi piatti sono semplici e lineari, vuole che il sapore colpisca il cuore prima degli occhi. Il piatto che più lo rappresenta? «Capesante con galletta di maiale, soffice di patate, salsa alle mele verdi e vino ristretto. Elegante ma deciso. Come me». Fondamentale il rapporto con il CEO e Direttore Creativo, Marie-Louise Sciò: «Si confronta con me su ogni novità , mi lascia spazio e aiuta a migliorare. Ha un gusto raffinato, un occhio attento. La miscela perfetta».
Il 2025 segna i sessant’anni del Pellicano. Per i festeggiamenti di giugno, Gioia ha ricreato l’atmosfera degli anni d’oro con una cena ispirata ai grandi classici e buffet sontuosi, curando ogni dettaglio: ostriche, prosciutto e melone, uova ripiene, piselli in gelatina e dolci abbondanti hanno incantato gli ospiti.
I drink di benvenuto, creati dal leggendario barman Federico Morosi, erano rosa come il tappeto d’ingresso e richiamavano i colori degli anni Ottanta, fino alla ciliegina al maraschino degli anni Settanta.
In un’epoca in cui l’alta cucina rischia di perdersi tra eccessi e tecnicismi, Michelino Gioia dimostra che eleganza, autenticità e rispetto per la tradizione possono ancora risplendere. La sua cucina, fatta di ascolto e cura, si fonde con l’anima senza tempo del Pellicano, offrendo agli ospiti non solo piatti eccellenti, ma esperienze sensoriali e affettive.
Con i sessant’anni dell’hotel, Gioia unisce memoria e innovazione con grazia rara.



