LA RIBELLE DI GENOVA: GENOVA, ULTIMO DECENNIO DEL SETTECENTO. ANTONIETTA, SEDICI ANNI, SI RIFIUTA DI SPOSARE IL PRETENDENTE SELEZIONATO PER LEI DAI GENITORI. VUOLE SCEGLIERE DA SOLA IL PROPRIO DESTINO. CERCHERANNO DI PIEGARE LA SUA VOLONTÀ CON TORTURE PSICOLOGICHE E FISICHE, MA LA RAGAZZA NON SI LASCERÀ SOTTOMETTERE, CONQUISTANDO UNA LIBERTÀ CHE SARÀ L’INNESCO PER LE AVVENTURE DELLA SUA LUNGA E INTENSA ESISTENZA.
Antonietta è una donna originale, volitiva, anticonformista. Fragile e tenace allo stesso tempo. Capace di correre incontro al futuro senza voltarsi indietro, senza abbassare mai lo sguardo, senza smettere di sognare la felicità, anche nei momenti più tragici. Un romanzo ricco di amori, intrighi, colpi di scena, guerre, misteri, naufragi, passioni. Abbiamo fatto qualche domanda alle due autrici, Milena Contini e Michela Martignoni.
La protagonista del vostro romanzo è sagomata su un personaggio realmente vissuto? Certo! La sedicenne Antonietta Galera si ribellò al matrimonio combinato con l’attraente e benestante chevalier Verney per sposare il marchese Giacomo Pasquale Costa, senatore della Repubblica di Genova di cinquantotto anni. Unione insolita, quella tra una sedicenne e un uomo che sarebbe potuto essere tranquillamente suo nonno, ma il rapporto tra i due fu solido nonché molto passionale. Antonietta riuscì a sottrarsi alle nozze col nobile francese attraverso una tipica usanza genovese: quella dei biglietti dei calici. Chiunque poteva anonimamente denunciare prevaricazioni e reati, inserendo messaggi in recipienti collocati all’esterno della sede del dogato della Repubblica. Il Doge protesse e aiutò Antonietta, la quale ebbe il coraggio addirittura di fare causa ai propri genitori per recuperare l’ingente somma della sua dote. Tutto questo è documentato: noi abbiamo aggiunto i condimenti, per rendere la storia ancora più intrigante e avvincente.
Le vicende di Antonietta sono molto avventurose e si intersecano con quelle di altri personaggi particolari: potete anticiparci qualcosa? Con piacere: l’itinerario romanzesco di Antonietta è ricchissimo di avvenimenti ed esperienze che la porteranno a frequentare alcuni protagonisti della politica e della cultura del tempo (tanto per fare qualche esempio: Giuseppina Beauharnais, Jean Victor Moreau, Andrea Massena, Luigia Pallavicini, Ugo Foscolo, Vincenzo Monti, Giuseppe Mazzini…) e a intrecciare la propria esistenza con personaggi molto interessanti, come il fedelissimo servo Gabrio, la torturatrice psicopatica Adele, il cantante castrato Alfonso, la cortigiana Manila, il pirata Sebastiano, l’ostetrica lesbica Rosalba, il cicisbeo Ippolito, i malavitosi dei vicoli, l’ergastolana Camilla, i clienti perversi de “La Lingua”, le streghe della Valbrevenna, la criminale fiamminga Sofonisba Van der Goten.
Nel romanzo raccontate un episodio storico molto ‘forte’ e poco noto, quello dell’assedio di Genova del 1800. Potete darci qualche dettaglio? Durò meno di due mesi (da metà aprile e inizio giugno), ma fu un momento terribile per la città: carestie, epidemie, violenze, bombardamenti, sciacallaggi. Oltre 20.000 morti, solo tra i civili. Noi ne La Bella Costa raccontiamo le sue pieghe più tragiche: topi venduti al mercato (a caro prezzo!), sospetti casi di cannibalismo, suicidi, fosse comuni straripanti, tentativi di fuga via mare, becchini uccisi dalle esalazioni dei cadaveri nelle chiese, animali domestici cucinati in piazza, avvelenamenti causati dall’ingestione di piante velenose o di ingredienti tossici (qualcuno si era messo a vendere frittelle preparate con la calce al posto della farina), furti, stupri, soprusi, ospedali allo sbando… Ma descriviamo anche i risvolti eroici di una popolazione che, benché prostrata dalle privazioni, non si arrese e sostenne il generale francese Andrea Massena (a nostro avviso uno dei personaggi più interessanti del romanzo) fino alla fine. Antonietta ricoprì un importante ruolo in questo frangente (gestendo l’organizzazione dell’assistenza e dell’approvvigionamento dei materiali sanitari). Inoltre venne contattata dalle spie austriache (che tentarono, inutilmente, di corromperla) e subì fame, soprusi e violenze, dalle quali uscì più forte di prima.
In questo periodo sono di grande tendenza le storie legate alle saghe familiari: come mai avete deciso di dedicarne una ai Costa? È una famiglia molto antica della quale si è parlato poco, quantomeno nell’ambito letterario. Noi descriviamo una casata con le fondamenta scolpite nel passato e lo sguardo orientato verso il futuro. Antonietta è molto fiera di farne parte. Quando è una giovane sposa si stupisce di sentirsi una “Costa fino al midollo!” dopo soli venti giorni di matrimonio, mentre da anziana elargisce consigli preziosi a Giacomo Costa: “Lo sente questo profumo? Corteccia di antichi olivi scaldati dal sole. Ecco, le loro radici ci insegnano a restare legati alla nostra terra. È giusto investire nei traffici marittimi, ma senza dimenticare il potenziale straordinario di questo lembo di mondo baciato dalla primavera”. I brevi passi in corsivo presenti nel romanzo sono legati a questa rappresentazione del ‘cammino dei Costa’ nei secoli? Sì, alcuni brani in corsivo hanno lo scopo di proiettare la famiglia Costa nel passato e nel futuro: ad esempio nel Cinquecento funestato dalla caccia alle streghe o nel Novecento, durante il violento bombardamento degli Alleati contro Genova del 9 febbraio 1941. Oppure immaginiamo che una discendente di Antonietta, Angiola, nella seconda metà dell’Ottocento legga lo sconvolgente resoconto di Charles Henri Sanson, boia che giustiziò Robespierre di fronte a una folla invasata, nel luglio del 1794.
Avrei ancora molte curiosità, ma il tempo stringe, così ne scelgo una su tutte: come mai nei titoli c’è sempre un riferimento al mondo animale? Abbiamo riflettuto sul fatto che i titoli dei capitoli più che spiegare o riassumere i contenuti dello stesso (rischiando di sottrarre ai lettori il gusto di scoprirlo da soli, avventurandosi in un territorio vergine) dovrebbero indurre curiosità e interesse. E così ci siamo inventate questo gioco: ogni titolo strizza l’occhio a un episodio del capitolo in cui è presente un animale. Può alludere a uno snodo fondamentale o a un dettaglio irrilevante: di volta in volta il focus può stringersi o allargarsi. Il pubblico risolverà l’enigma del titolo leggendo le vicende! Gli animali scelti hanno, inoltre, una forte valenza simbolica, capace di evocare le vibrazioni emotive sollecitate nelle pagine. E, restando in tema di animali, va aggiunto che in uno degli inserti in corsivo sarà un cavallo a diventare protagonista…

