ELEGANZA SENZA TEMPO, GENIO MECCANICO E RIVOLUZIONE ESTETICA: LA LEGGENDA DELLA DS, L’AUTO CHE PORTÒ IL FUTURO SULLE STRADE DEL DOPOGUERRA. LA RIVOLUZIONE HA UNA FORMA: AFFUSOLATA, AFFILATA: IN UNA PAROLA… DS.
C’era una volta, sulle strade grigie del dopoguerra europeo, un’auto che sembrava venire da un altro pianeta. Quando la Citroën DS venne presentata al Salone dell’Automobile di Parigi nel 1955, la folla rimase senza fiato. In appena 15 minuti, furono raccolti 743 ordini. Alla fine della giornata erano oltre 12.000. Non era un’automobile: era una dichiarazione d’intenti. Una scultura in movimento. Un’astronave terrestre. Eppure, tra tutte le versioni, una spiccava per raffinatezza e carisma: la DS Pallas, battezzata con un nome che evocava la dea greca della saggezza e dell’eleganza. In Francia fu soprannominata “La Déesse”, la Dea. In Italia la chiamarono “Lo Squalo”, per quella linea affusolata, idrodinamica, che sembrava voler fendere l’aria come l’acqua.
UNA LINEA CHE ANCORA OGGI STUPISCE Disegnata dal genio dell’italiano Flaminio Bertoni, scultore prima ancora che designer, la DS anticipò di decenni la moderna concezione aerodinamica delle auto. La carrozzeria fluida, le ruote posteriori semi-coperte, i fari direzionali (una novità assoluta) e il frontale aggressivo, che le valse il soprannome acquatico, la resero un’icona istantanea. Ma la DS era molto più di una bellezza da salotto.
TECNOLOGIA D’AVANGUARDIA E MECCANICA SUBLIME La DS introdusse la sospensione idropneumatica autolivellante, capace di assorbire ogni asperità del terreno come se si fluttuasse nell’aria. Una guida fluida, silenziosa, imperiale.
Il servosterzo, il cambio semiautomatico, i freni a disco anteriori: innovazioni che la concorrenza avrebbe impiegato anni a introdurre. Il motore, seppur non potentissimo, era progettato per la stabilità e l’efficienza, garantendo lunghi viaggi in totale comfort e sicurezza.
LA PALLAS: LA REGINA DELLA GAMMA Nella versione Pallas — dal nome altisonante e dalle finiture lussuose — la DS raggiunse l’apice dello stile. Interni in pelle pregiata, cromature raffinate, materiali scelti con cura maniacale, perfino un profumo inconfondibile che ancora oggi permane nei modelli conservati con amore. Fu l’auto scelta da Charles De Gaulle, che nel 1962 le dovette persino la vita, quando la sospensione idropneumatica permise al suo autista di fuggire illeso da un attentato. François Truffaut la fece guidare a Jean-Paul Belmondo. Rolling Stones, Alain Delon, Yves Montand, la DS fu l’auto degli artisti, dei sognatori, dei rivoluzionari in giacca e cravatta. La rarità della cabriolet E poi, come un sogno dentro il sogno, ci fu anche la DS Cabriolet, realizzata in edizione limitata da Henri Chapron. Un modello talmente elegante da sembrare un pezzo d’Haute Couture su ruote. Una rarità da collezionisti, che oggi raggiunge cifre astronomiche nelle aste internazionali. Ma il suo valore non è solo economico. È emozionale. È storico. È puro charme. Un’eredità che resiste al tempo. Oggi il marchio DS è tornato come brand di lusso del gruppo Stellantis, omaggiando quell’epoca d’oro con modelli raffinati e tecnologia avanzata. Ma il cuore resta là, nella DS originale, nella Pallas, nello Squalo.
Non è nostalgia. È riconoscenza per un capolavoro che ha ridefinito cosa poteva essere un’automobile: non solo un mezzo di trasporto, ma un’opera d’arte viaggiante.
Quando si accende il motore della DS Pallas, non si guida: si vola. E chi l’ha guidata, anche solo una volta, lo sa: nessuna auto sarà mai più così.

