IMMERSI IN UN EDEN DI ARTE E NATURA, TRA SCULTURE, PIANTE RIGOGLIOSE E FOTOGRAFIE CHE RACCONTANO INCONTRI STRAORDINARI, CI TROVIAMO NELLO STUDIO SULLA SPIAGGIA DELL’ARCHITETTO TIZIANO LERA, UNA PERLA INCASTONATA NELLA SUA AMATA VERSILIA
Qui, in Versilia, il mare che si scorge all’orizzonte sembra essere la matrice primordiale di una visione che ha attraversato il mondo, dando forma a ville iconiche e a luoghi cult della mondanità italiana.
INTERVISTA TIZIANO LERA Domanda: Architetto Lera, il suo studio è un luogo magico, un equilibrio perfetto tra arte, natura e memoria. Quanto conta per lei l’ambiente e l’identità che la circonda nel processo creativo? Tiziano Lera: È tutto. L’architettura non è mai un’operazione fine a se stessa, ma un dialogo costante con la natura, con la storia e con le persone che la abiteranno. Da sempre ho creduto in una progettazione che rispetti il paesaggio, che lo esalti e che lo renda parte integrante dell’opera. Per questo, già oltre trent’anni fa, il mio pensiero era ancorato alla sostenibilità, a concetti come il Feng Shui, che oggi sembrano innovativi ma che sono radicati in una cultura millenaria.


I suoi progetti hanno toccato ogni angolo del mondo, da ville private per celebrità, manager, personaggi, come Zucchero e Toni Belloni, Botero, fino a locali storici come La Capannina di Forte dei Marmi e la rivoluzionaria Biodiscoteca La Canniccia.
Cosa significa portare il suo stile italiano su scala globale? TL:Significa rimanere fedeli a se stessi. Ogni luogo ha la propria anima, e il mio compito è prima di ascoltarla per poi interpretarla con sensibilità. Forte dei Marmi, la Versilia, sono state un laboratorio incredibile, un crocevia ed equilibrio di cultura, mondanità e natura. Ma lo stesso principio vale per ogni altro progetto che ho realizzato nel mondo, come in Kenya, Turchia, Cina o Santo Domingo: ascoltare il territorio, studiarlo, dialogare con esso. È questo che rende un’architettura senza tempo.
Lei è stato un pioniere dell’approccio green e della progettazione biosistemica, molto prima che diventasse una tendenza globale. Qual è la sfida per l’architettura del futuro? TL: La sfida è ripensare il rapporto tra uomo e ambiente. Troppe volte l’architettura ha invaso, imposto, stravolto il paesaggio. Io ho sempre cercato il contrario: integrare, armonizzare, valorizzare. Oggi il mondo si accorge della necessità di un nuovo paradigma, e fa piacere sapere che le mie teorie e il mio lavoro siano stati un punto di riferimento in questa direzione. Il futuro è nell’equilibrio, nella consapevolezza che ogni progetto è un tassello di un ecosistema più grande.
Il suo studio è un microcosmo incredibile, popolato da opere d’arte, piante e persino un pappagallo! Cosa rappresenta per lei questo spazio? TL: Questo luogo è la mia essenza. Qui convivono la mia storia, le mie passioni, gli incontri con persone straordinarie che ho avuto il privilegio di conoscere. Non bisogna dimenticare che io nasco nell’arte, la fonderia Lera esiste dal 1400, le opere che abbiamo realizzato si trovano in tutto il mondo. Dal monumento di Puccini di Troubetzkoy, le famose campane de La Tosca così come la Sirenetta di Andersen a Copenaghen. L’arte e la natura sono la mia fonte continua di ispirazione. E il pappagallo? È un compagno di viaggio, un simbolo di libertà e colore in un mondo che troppo spesso dimentica la bellezza delle cose semplici


Infine, un consiglio ai giovani architetti che si affacciano a questo mondo? TL: Studiate, viaggiate, osservate. Non fermatevi mai alla superficie, ma cercate sempre di capire il contesto, l’interrelazione naturale cosmico-olistica, la storia, la cultura. E soprattutto, rispettate la natura. Perché è lei, alla fine, la Grande Madre, la vera architetta del nostro mondo, e noi siamo fratelli di tutto ciò che è creato, dall’animato al non animato. Per questo ho creato l’Architettura “Biosistemica”, principio per il quale la biomassa di progetto deve essere maggiore rispetto al suolo che occupa, rendendo più ossigeno al pianeta, come ho proposto nel mio progetto per il Grattacielo che non offende il Cielo.
L’incontro con Tiziano Lera non è solo un’intervista, ma un’immersione in una visione che trascende il tempo. Il suo nome è inciso nel panorama internazionale dell’architettura, ma il suo pensiero continua ad essere un faro per le nuove generazioni.
In un’epoca in cui il futuro chiede risposte sostenibili, Lera di mostra che l’architettura, se ben concepita, può davvero essere un ponte tra uomo e natura, tra sogno e realtà.