Ha un nome importante, che significa tante cose, il romanzo di esordio di Maria Novella ViganĂ². Si intitola La superba e lo pubblica Solferino nella collana Affreschi.
di Isabella Fava – Photo: Julian Hargreaves
Il libro racconta la storia di una famiglia attraverso tre generazioni, dalla fine dell’Ottocento a oggi, della fabbrica di maglieria che riesce a far crescere. Di una grande villa nel cuore della Brianza che è rifugio e memoria.
“Ăˆ una storia di finzione che perĂ² nasce da un ricordo autobiografico”, spiega l’autrice. “I miei bisnonni avevano creato dal nulla un maglificio e volevo raccontare in forma romanzata le loro vicende, che avevo sentito narrare tante volte da mia nonna. Soprattutto c’era la voglia di restituire un po’ di poesia e bellezza a una narrazione che sapeva di rimpianto”.
Ăˆ una saga che racconta una famiglia ma anche la storia d’Italia.
“Mi affascinava l’idea di far entrare dalla porta secondaria i grandi fatti e i grandi personaggi dell’Italia tramite le vicende delle persone comuni. E mostrare come questi influenzassero poi le vite, i cambiamenti, l’economia”.
Lucia e Corrado, i capostipiti, sono persone eccezionali per quel periodo.
“Lucia in particolare è modernissima. Si occupa della fabbrica e delle operaie, ha idee innovative e si preoccupa del benessere di chi lavorava con lei. Per questo si confronta con Anna Kuliscioff, tra i fondatori del Partito Socialista Italiano. E poi sceglie di mandare i figli piccoli in collegio per renderli autonomi e allargare i loro orizzonti”.
Perché proprio Anna Kuliscioff?
“Mi sembrava giusto introdurre un personaggio così importante per le donne. La protagonista del romanzo è ispirata alla mia bisnonna che era una socialista militante e, quando ha potuto, ha aiutato economicamente alcuni progetti della Kuliscioff”.
Ci sono le due guerre con le loro difficoltĂ . E tante curiositĂ , come le suore operaie che entrano a un certo punto nella vicenda.
“Agli inizi del 1900 erano impiegate in molte imprese in Italia. Mentre facevo ricerche ho parlato con alcune di loro, ora molto anziane, che davvero hanno lavorato nel maglificio. Facevano parte di una congregazione, che esiste ancora, nata a Botticino Sera da don Tadini per proteggere le ragazze che lasciavano il paese per andare a lavorare nelle filande. Si chiamano operaie perchĂ© l’idea era quella del sudore della fronte che avvicina a GesĂ¹”.
E La Superba?
“Ăˆ la casa che tiene insieme tutte le generazioni. Lei stessa personaggio, alla fine si trasforma in un mondo”.
Cosa le ha lasciato scrivere questo libro, tuffarsi nelle vite complicate di Lucia e Corrado, Marco ed Elena, Adele e Alvise, solo per citarne alcune?
“La consapevolezza che comunque vada, ci sono sempre delle strade alternative”.