DUE FRATELLI SFUGGONO ALLA MORTE E CERCANO LA SALVEZZA – E UNA VERITÀ NASCOSTA – IN UN ROMANZO AMBIENTATO IN UN MEDIOEVO DI DRUIDI E PIRATI, MONACI E SAPIENTI.
Un’unica linea retta unisce i principali santuari dedicati a San Michele: dritta come un colpo di spada, secondo la tradizione è proprio il segno di un fendente sferrato dall’arcangelo nella sua battaglia contro Satana. Ma chi è San Michele, f igura centrale a tutte e tre le grandi religioni del libro? Lo scopriranno Bren e Flynn, due fratelli che nell’VIII secolo muovono dall’isola di Hibernia, l’odierna Irlanda, alla ricerca di una spiegazione delle violente visioni che affliggono Flynn, vivendo mille avventure che l’autore del romanzo, Sergio Costanzo, ha disegnato anche come un percorso iniziatico e di conoscenza.
Sergio, cos’è la Via di San Michele e come l’hai “scoperta”? Dall’Irlanda fino a Israele sorgono, lungo una linea retta che attraversa mari e nazioni, una decina di monasteri dedicati a san Michele. Chi preordinò questo allineamento cartografico perfetto? Quali conoscenze resero possibile la costruzione di questa via? Ho cercato di scoprirlo. Michele entra nella mia vita durante il servizio militare nella Brigata Folgore. Un passo della preghiera del paracadutista recita: “Manda l’Arcangelo San Michele a nostro custode, guida e proteggi l’ardimentoso volo.” Nel 1987 mi recai alla Sacra di San Michele, in Piemonte, per tentare di capire di più di questa enigmatica figura. Fu la prima tappa della mia ricerca, un lungo e ardimentoso volo.
Il tuo romanzo parte da un’ambientazione dura ma magica, l’antica Hibernia. Perché hai scelto proprio questo tempo e questo luogo? Ho collocato la vicenda in un momento storico in cui la dimensione dell’incontro-scontro tra Ebraismo, Cristianesimo e Islam, non aveva ancora raggiunto la sua dimensione epocale e, purtroppo, drammaticamente attuale. Lo Sceilg Mhichíl, lo scoglio di Michele, è una piccola e aspra isola nel mare d’Irlanda. Lì sorge il monastero più settentrionale tra quelli situati sulla Via dell’Arcangelo. Da lì, si muovono i due protagonisti, ancora legati al loro pantheon di divinità celtiche, equidistanti dalle “tre religioni del libro” e quindi scevri da pregiudizi. Li guida solo il bisogno di conoscenza, in virtù del quale riusciranno a comprendere e delineare la figura di Michele.
I tuoi due protagonisti intraprendono un viaggio iniziatico. Cosa ci dice questa storia, oggi? Ci sono ancora luoghi che conservano e trasmettono energie particolari? L’osservanza di una disciplina e il superamento delle prove sono l’unica via per la costruzione di un individuo e sono convinto che il viaggio iniziatico abbia ancora un senso. Il difficile, semmai, sta nel distinguere i buoni maestri dai molti millantatori. Esistono molti luoghi che conservano e trasmettono energie, ma per sperimentare e percepire è doveroso approcciarsi alla materia con umiltà e dedizione e considerare il dubbio come il primo passo verso la conoscenza.

